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  • Jonathan Ghidotti

La colonna sonora di Ni No Kuni

Aggiornamento: giu 1

INTRO E PANORAMICA

Il 9 dicembre del 2010 esce in Giappone un gioco destinato a divenire un super successo sul suolo nipponico; un gioco di Level 5 in collaborazione con Studio Ghibli. Si avete sentito bene: STUDIO GHIBLI, quelli de la città incantata, Porco Rosso, il castello errante di Howl e altri capolavori.

Un gioco di ruolo giapponese di stampo classico con combattimenti a turni, un mondo intero da esplorare ed una storia che promette commozione, adrenalina e tanto divertimento.

In soli 3 giorni vende 170 mila copie… in un mese 330 mila. Ni no Kuni: the dominion of the Dark Djin è un mega successo.

Forti di questo nel 2011 Level 5 pubblica una versione riveduta, corretta, migliorata e ampliata per Playstation 3 con la promessa di portarlo in Europa. È proprio in questo frangente che entrai a conoscenza di questo gioco.

Il trailer per playstation 3 si apriva con una toccante scena animata dallo studio ghibli e perfettamente in linea con lo stile narrativo della casa d’animazione nipponica. Vediamo Oliver, un ragazzo tredicenne di Motorville, piangere per la scomparsa della madre mentre abbraccia il pupazzo da lei cucito. Il tutto accompagnato da questa melodia:

Già mi veniva da piangere…

Ni no Kuni: la minaccia della Strega Cinerea per me è un gioco d’altri tempi, un’avventura fantasy capace di trasportare non solo il protagonista ma anche i giocatori in un mondo nuovo, delicato, colorato, avvincente e divertente. Un gioco longevo ricco di contenuti, scritto bene e animato da Dio. L’avventura di Oliver per cercare di salvare sua madre è delicata e divertente allo stesso tempo; è emozionante ed avvincente e soprattutto vanta delle scene animate ed una colonna sonora magistrali.


Apprezzato dalla critica mondiale e con un punteggio di 85 su metacritic.

Nominato a numerosi premi e considerato uno dei migliori jrpg della sua generazione.

Più di 1 milione di copie vendute su DS, PS3 e Nintendo Switch.

Benvenuti o bentornati su Mangianastri, io sono Jonathan ed oggi parliamo della colonna sonora di Ni No Kuni e la maledizione della strega cinerea.

IL COMPOSITORE


Joe Hisaishi nasce nel 1950 a Nakano, nella prefettura di Nagano in Giappone e, sorpresa sorpresina, non si chiama Joe Hisaishi; di fatti questo è il suo nome d’arte mentre il suo vero nome è Mamoru Fujisawa. Lui stesso fa risalire la sua passione per la musica al primo approccio con lo studio del violino a soli 4 anni, passione che continuerà a crescere ed a coltivare fino al 1969 quando si iscriverà al corso di composizione presso il Kunitachi college of Music.

Inizialmente collaborò molto con musicisti minimalisti ma la fioritura della musica new-age, elettronica e pop giapponese degli anni 70 influenzò moltissimo Hisaishi andando a imprimersi per bene nelle sue composizioni.

I suoi primi lavori nell’industria televisiva e cinematografica furono su serie d’animazione giapponese con la prima colonna sonora scritta per la serie Gyatoruzu (o come diamine si chiama). Nel 75 iniziò ad esibirsi dal vivo ma il salto avvenne del 1983 quando firmò la colonna sonora del secondo film d’animazione scritto e diretto da Hayao Myazaky: Nausica della valle del vento.

Da questo punto in poi la sua carriera si lega indissolubilmente alla figura di Miyazaky e dello studio Ghibli (fondato nel 1985) andando a firmare quasi tutte le colonne sonore dei prodotti della casa di produzione giapponese.

Il suo stile è universalmente riconosciuto e riconoscibile. Se avete ascoltato il primo episodio di Lato B (e se non l’avete fatto lo trovate sul canale del podcast) già sapete che il suo modo di scrivere è tanto orecchiabile quanto interessante, seppur alcune volte cada un po’ nel banale ma va bene, ti perdoniamo caro Joe. Indiscussa però è la sua incredibile bravura nell’orchestrare i brani, ovvero nello scrivere per orchestra, tanto che moltissimi lo paragonano o l’hanno paragonato a Jhon Williams, maestro indiscusso della musica per film e uno dei pilastri fondamentali ma di questa possibile vicinanza ne parliamo più avanti.

Ciò di cui ci preme parlare ora è la colonna sonora di Ni No Kuni e dell’incredibile lavoro svolto dal maestro Hisaishi che, in una intervista rilasciata sul canale YouTube ufficiale di Level 5, ha dichiarato:

Mi sono sentito benedetto in fase di composizione, sono riuscito a scrivere tutto senza particolari difficoltà. […] All’inizio ho scritto 21 brani in 7 giorni. Le ho scritte tutte come bozze al pianoforte ma il ritmo musicale risultò più complesso di quanto mi aspettassi. Questo di solito è un buon segno e mi incoraggiò parecchio.

Uo uo uo… ok campione, 21 brani in 7 giorni è follia! Per quanto siano bozze al pianoforte, ok ma…. Uao! Questa “benedizione”, come lui stesso la definisce, si riversa anche sulla compatibilità con Akihiro Hino, presidente e fondatore di Level 5.

Sembrava esserci una certa compatibilità tra la mia musica e le sensazioni che Mr Hino cercava di ricreare nel gioco e nel suo mondo. Eravamo in perfetta unione. Non abbiamo avuto bisogno di discutere i dettagli entrambi creavamo ed il tutto si amalgamava in maniera naturale.

Ma quali sono queste “sensazioni” che Akihiro Hino e Joe Hisaishi volevano esprimere nel gioco?

LA MAGICA TRIPLETTA E IL FANTASY


Per comprenderle mi faccio aiutare dalla magica tripletta musicale tipica dei giochi di ruolo alla giapponese: Main theme - Battle theme - World theme.


Partiamo dal tema principale e subito bisogna fare una piccola ma importante precisazione: esistono due versioni differenti del Main theme. Come vi ho detto nell’introduzione all’episodio, Ni No Kuni uscì inizialmente su Nintendo DS con il titolo di Ni No Kuni: Dominion of the Dark Djinn e presentava un plot narrativo ridotto rispetto alla versione successiva per Playstation 3; o meglio: la trama originale per nintendo DS venne ampliata portando all’introduzione della misteriosa figura della Strega cinerea. Questo avvenne probabilmente per giustificare l’acquisto a tutti coloro che già avevano giocato il titolo sulla portatile di casa nintendo e, presumo, per esportare in occidente e sul mercato americano un titolo più grosso, ricco e completo.

Questa duplice versione sussiste anche nella colonna sonora in quanto a Hisaishi venne chiesto di scrivere alcune nuove tracce e di riarrangiarne alcune, tra cui il main theme.

Ma parliamone un po’ di questo tema principale del gioco. Innanzitutto perché è così importante avere un main theme all’interno del gioco, soprattuto di un gioco vasto come Ni No Kuni ed i JRPG.

Sicuramente come primo aspetto c’è la riconoscibilità dell’opera. Sia che parliamo di un gioco, che di un film, avere un tema principale permette di caratterizzare ulteriormente il prodotto e di renderlo più riconoscibile e meglio vendibile, tanto che in alcuni rari ma importanti casi il main theme diventa parte integrante dell’opera nella memoria della gente. Cosa voglio dire? Facciamo un esempio: Pensate ad Harry Potter… fatto? Bene… sono sicuro che oltre alla faccia di Harry, Ron ed Hermione, alle scope volanti, a Voldemort e ad Edwige vi sia risuonato un pochino nella testa anche il tema no?

E questo discorso vale tantissimo anche per altri brand famosissimi come Star Wars, Indiana Jones ed Avengers, per i film, e come Final Fantasy, kingdome Hearts e The Elder Scrolls per i videogiochi. Temi principali divenuti così iconici da essere entrati nell’immaginario collettivo.

Ecco, questo avviene anche per Ni no Kuni solo in maniera estremamente ridotta in quanto l’utenza raggiunta non è per nulla paragonabile ai mostri sacri citati prima, soprattutto quelli cinematografici. Il tema principale di Ni No Kuni però rimane nella testa dei giocatori per tutta la durata della campagna e, soprattutto, è immediatamente riconoscibile.

Se avete ascoltato il primo episodio sulla colonna sonora di Final Fantasy VII già sapete alcune caratteristiche compositive importanti legate ai Main Themes, ovvero:

  • Orecchiabilità e cantabilità assoluta;

  • Immediato feeling del mood di gioco con un boost sulle emozioni principali che il gioco vuole trasmettere.

Per quanto riguarda il primo punto, l’orecchiabilità e la cantabilità, ci siamo; questo tema è perfettamente urlabile in momenti di deliri e di fomento davanti alla tv, così come lo è il tema di Star Wars, di Avengers e di Skyrim, e questo è possibile in quanto la melodia è super semplice da memorizzare ed è scritta in modo tale da creare fomento del giocatore, e qui ci colleghiamo al secondo punto ovvero la capacità di esprimere immediatamente il feeling del gioco.

Questa parte non è semplice, per nulla. Riuscire a comprimere in 3 minuti o poco più le principali sensazioni di un intera opera cinematografica o videoludica è complesso e tante volte si tende a prediligere un determinato mood, il principale. Hisaishi però è un maestro e riesce a esprimere quasi tutto ed ora vi spiego come.

NUMERO 1: LA MAESTOSITÀ (o grandezza) del gioco. Il brano relativo alla versione playstation 3 si apre con una pomposa e apparentemente confusa fanfara di trombe e ottoni con dei veloci ribattuti nei violini ed una serie di suoni legati alle percussioni con il tipico timbro dei piatti in primo piano. Non è un inizio maestoso e non è neanche caotico, è GROSSO e la mia idea che sia stato introdotto proprio per sottolineare questa caratteristica della versione ps3 è sostenuta dalla sua assenza nel tema originale per nintendo DS che invece partiva a cannone con la melodia principale affidata ai corni.

NUMERO 2: IL C’ERA UNA VOLTA IN UN PAESE LONTANO LONTANO. Ni No Kuni si ambienta in due mondi: il nostro (o presunto tale) dove non esiste la magia, e L’altro Mondo, ovvero una realtà parallela nel quale esiste la magia (difatti Ni No Kuni significa Seconda Nazione). Questo mondo parallelo è un mondo colorato, bello, a tratti spensierato dove gli alberi parlano, esistono le fate e sono maschi e buffi, i gatti parlano, le mucche pure e si catturano dei piccoli mostriciattoli, i famigli, che sono per lo più carini e coccolosi. É in questo mondo fatato che Oliver vive la sua avventura e questo incanto viene trasmesso da Hisaishi tramite due scelte compositive:

  1. La prima è l’ariosità della melodia. Quando un brano è arioso significa che è delicato e facilmente cantabile (come le arie delle opere liriche da cui deriva il termine), caratteristiche principali di questo tema che vengono incrementate dalla scelta di affidare la linea melodica interamente agli archi, strumento emotivo principe e capace di rievocare alla mente un non so che di mood fiabesco;

  2. La seconda è la rievocazione di un tempo lontano espressa benissimo dall’utilizzo del tamburello a sonagli che, come la cinematografia ci ha insegnato, da sempre vie ne associato alle danze popolari medievali.

NUMERO 3: L’EPICITÀ. Classicone di ogni JRPG che si rispetti: il nostro eroe tenero ed impacciato si imbarcherà in un’avventura più grande di lui e con l’aiuto dei suoi amici e del suo fervido cuore riuscirà a salvare il mondo…. Il tutto accompagnato da un pur purrì di ottoni e corni, percussioni ed una melodia in terzine che come Skyrim insegna, non fa mai male.

NUMER 4: IL DOLORE. Già… e questo è uno degli aspetti più belli di Ni No Kuni; Oliver, il nostro protagonista si imbarca nella sua avventura perché spinto da un grande, grandissimo dolore: la perdita della madre. La sofferenza all’interno del gioco è presente ed è trattata in maniera semplice ma non banale, e in maniera delicata. Ed ecco quindi che la tonalità passa dal maggiore al minore, i tempi si allentano e le note di un cariòn accompagnano i fiati in una sezione dal gusto triste e malinconico.

NUMERO 5: I PERICOLI. Ed infine, ultimo punto, le avversità, i nemici, i cattivi.

Tutte queste cose che ci siamo dette sono compresse e perfettamente amalgamate all’interno del main theme di Ni no Kuni che, per quanto mi riguarda, è davvero un piccolo gioiello ed un esempio perfetto da studiare e ristudiare più volte.

Secondo brano all’interno della tripletta magica dei JRPG è il tema di Battaglia.


Dei temi di battaglia ci siamo già detti parecchio, cambia il genere ma la solfa rimane bene o male la stessa: brano incalzante con dei BPM alti ed una melodia che faccia venir voglia di menar le mani. In Ni No Kuni questo non cambia ma c’è una particolare critica che è stata mossa a questo brano che val la pena di analizzare.

In molti, tra cui Kirk Hamilton redattore sul sito Kotaku, hanno criticato il modo in cui questo brano è stato scritto indicando come sia un bellissimo pezzo che però non tiene conto del suo ruolo. Difatti, sempre su Kotaku, scrivono:

La musica impiega 20 secondi per giungere in un punto al quale ci si possa appoggiare, e non è fino quasi al segno di un minuto che raggiunge il punto melodico per eccellenza. Il problema, quindi, è che Hisaishi ha assemblato questa musica di battaglia come una normale composizione non per videogiochi, senza tenere conto dei requisiti della musica di battaglia JRPG.

Le mie considerazioni sono nel mezzo, per quanto trovi davvero difficile criticare la colonna sonora di Ni No Kuni per qualcosa, il discorso di Hamilton su Kotaku è abbastanza fondato. Questo brano di battaglia è molto bello, orchestrato da dio ma ha una fase iniziale davvero troppo lunga, soprattutto perché una battaglia comune di Ni No Kuni dura dai 30 ai 60 secondi.

Dall’altra però, musicalmente parlando, quello che sembra e suona come una introduzione è in realtà a tutti gli effetti il tema principale del brano. Questo è la radice del pezzo, è il tema principale e difatti viene suonato subito in apertura, viene ripetuto, vi è una sezione di raccordo che porta alla sua ennesima ripetizione ecc ecc. la sezione che il redattore indica al minuto 1 è in realtà un momento di respiro, un’apertura del brano per evitare che diventi troppo soffocante.

Alla luce di questo credo allora che il principale problema di questo brano sia da individuare nella ricezione del pubblico e nel fatto che i giocatori sono abituati ad a vere delle linee melodiche più pulite e riconoscibili… e, scusate, ma è più una mancanza nostra che di Hisaishi.

Ultimo brano della tripletta è il tema del mondo.


Ed in questo caso è proprio corretto parlare di World theme in quanto in Ni No Kuni vi è differenza tra le mappe delle città e dei dungeon, che sono in scala 1:1, ed il mondo che ha un rapporto molto più piccolo.

Il world theme è a tutti gli effetti il compagno di giochi del tema di battaglia, ovvero quel brano che sentiremo più e più volte all’interno dell’avventura soprattutto quando ci ritroveremo a vagare per il mondo alla ricerca di particolari famigli segreti. A livello musicale per il World theme di Ni No Kuni è molto molto più simile al Main theme; non tanto nella melodia ma nel modo in cui è scritta. Entrambi i brani si aprono con una fanfara di ottoni iniziale per poi proseguire in maniera decisamente più delicata, nel main theme con gli archi e qui con il suono ancora più dolce e discreto di un flauto; vengono introdotti i tamburelli a sonagli che tanto ci ricordano i tempi lontani per poi, dopo una ripresa meravigliosa affidata agli archi (che vi giuro, mi fa provare dei brividi assurdi) vi è un crescendo che ci porta alla riproposizione in salsa epica del tema.

Insomma vi è IL GROSSO, IL PAESE LONTANO LONTANO E L’EPICITÀ… manca solo il dolore… ma tranquilli c’è anche quello ma in maniera particolare.


La melodia principale di questo world theme è la stessa del brano cantato Kokoro no Kakera, pieces of a broken heart in inglese, brano destinato ai titoli di coda e ad alcuni trailer promozionali del gioco. Brano il cui testo esprime magnificamente i sentimenti di Oliver:

Chiudo gli occhi e tu sei qui

Il tuo viso sorridente splende su di me

Sono solo, ma mai solo,

Sei al mio fianco e posso vedere chiaramente

Anche se la strada per il domani è lunga,

La mia mente è lucida, il mio cuore è forte

Se solo potessi essere con te ancora una volta

E ti stringo forte al mio cuore

Potremmo percorrere questa strada insieme,

E mai, mai essere separati

La tua luce risplenderà su ogni foresta e campo,

Nel nostro viaggio attraverso un altro mondo.

Nell’immaginare che queste parole siano dette o cantate da Oliver, il protagonista, possiamo benissimo pensare che siano dedicate a sua madre. Per chi non avesse giocato Ni No Kuni l’incipit di trama è il seguente: Oliver è un ragazzo di 13 anni appassionato di motori che vive da solo con la madre nel piccolo paese di Motorville. Una sera si ritrova nei pressi di un fiume per provare una macchina a motore costruita da un suo amico ma nel mentre che si destreggia nella guida perde il controllo della vettura e finisce in acqua. Per fortuna sua madre vede tutta la scena e si butta in acqua per recuperare suo figlio, lo sforzo però sarà eccessivo e nel giro di qualche giorno il debole cuore della donna smette di battere.

È in questa situazione di tremenda tristezza che qualche giorno dopo la scomparsa della donna il pupazzo da lei cucito si anima prendendo vita e rivelando a Oliver che esiste un altro mondo, un mondo nel quale i cuori delle persone sono collegate ai cuori degli abitanti del nostro mondo e che forse, se si riuscisse a salvare il cuore collegato alla madre di Oliver si potrebbe salvare anche lei. E così Oliver riceve una bacchetta magica, scopre di possedere il potere di poter purificare i cuori delle persone e parte alla ricerca di un modo per poter salvare sua madre.

LE CITTÀ E LA FOLK MUSIK


La prima città che visiteremo nel mondo magico è Gatmandù, Ding Dong Dell in inglese, un tipico borgo fantasy medievale caratterizzato dalla presenza sia di esseri umani che di gatti antropomorfi e dalla presenza di un grosso castello.

Come Gatmandù strizza l’occhio al classico anche il brano presenta delle sonorità facilmente associabili a lontane danze medievali o a borghi rurali e lontani nel tempo. Nell’intervista rilasciata da Hisaishi sui canali ufficiali di Level 5, dichiara di come si sia ispirato molto ai canti popolari, soprattutto a quelli irlandesi, e le somiglianze sono abbastanza chiare.

Partiamo innanzitutto dalla strumentazione con la presenza del Tin Whistle, ovvero un flauto dritto (come il flauto dolce che si usa a scuola) tipico della tradizione irlandese ed inglese caratterizzato da un suono più vivace e meno pastoso del suo parente più conosciuto e usato a scuola. Il tin Whistle è lo stesso che sentiamo anche nel tema musicale del mondo ma soprattutto è quello che abbiamo sentito in migliaia di altri brani cinematografici come Dragon trainer, Braveheart, il Signore degli Anelli ecc ecc.

Il secondo strumento che ci ricollega ai canti irlandesi è la chitarra. Si lo so, fa strano dire questa frase in quanto la chitarra è a tutti gli effetti uno strumento mondiale e capace di declinarsi in infinito modi diversi MA, se andate ad ascoltare un concerto di musica tradizionale irlandese troverete sempre il suonatore di tin Whistle, il violinista, il chitarrista e il tizio adibito al bodhràn (un tamburo a cornice suonato con uno stick di legno). E difatti in questo brano oltre al Tin Whistle ed alla chitarra troviamo anche il violino (che poi diventano tanti) e il Bodhràn (a cui vengono aggiunti dei sonagli).

Lo stesso trattamento “Popolare” lo troviamo anche nella seconda città che visiteremo: Muccakesh.


Una città chiaramente ispirata al mondo Arabo governata dalla Muccaliffa… una mucca califfo… non fa una piega. A livello musicale ci troviamo di fronte ad una delle tracce meno ispirate e decisamente moooolto più legata all’immaginario collettivo di Città Araba: scala araba, Sitar, quello che mi sembra essere una tuba con sordina e percussioni.

Più interessante è invece il tema dedicato a Piggsbruck.

Il titolo di questo brano è Imperial March… mmm… sono abbastanza convinto che ci sia un altro brano un po’ più famoso con questo titolo…

Questo brano è perfetto per parlare della relazione artistica che intercorre tra Joe Hisaishi e John Williams, o meglio: di come entrambi siano importanti per la cultura musicale cinematografica degli ultimi 50 anni. Partiamo dal brano che stiamo ascoltando.

Ovviamente la marcia imperiale più famosa e conosciuta è quella di Star Wars, il famosissimo tema di Darth Vader composto da Williams nel 198? Per l’uscita nelle sale del primo film di Star Wars. Il fatto che Hisaishi nomini un suo brano con lo stesso nome di quello del compositore americano è importante per due fattori:

  • Il primo è che Hisaishi conosce le opere di Williams tanto da citarle nel suo pezzo. La marcia imperiale di Hisaishi è abbastanza diversa da quella di Williams soprattutto nel mood generale: quella di Star Wars è più cupa e spaventosa mentre quella di Ni No Kuni è un poi più leggera e legata al mood generale del gioco; però è anche vero che nel sentire la Marcia imperiale di Hisaishi inevitabilmente ci viene in mente quella di Williams e questo avviene innanzitutto per la strumentazione. Gli ottoni: trombe, corni, basso tuba ecc ecc… questo ensemble utilizzato da Williams per la sua marcia è divenuta tanto iconica da settare uno standard: impero cattivo = ensemble di ottoni. Succede ovunque, nel signore degli anelli con Mordor, in Avengers con Thanos, in Mulan con gli Unni ecc ecc. Ciò che però avvicina tantissimo il brano di Hisaishi a quello di Williams è il ritmo, il fatto che sia una Marcia. Inoltre al minuto 00.36 c’è una bellissima citazione;

  • Il secondo fattore importante che la scelta del nome ci comunica è la probabile stima che Hisaishi prova per Williams. Nessun compositore tende a voler chiamare un proprio brano con il nome di quello di un altro; se lo fa vuol dire che vuole rendere un omaggio o che per quel determinato brano o quel determinato compositore si prova una profonda stima.

Con la Marcia Imperiale abbiamo potuto avvicinare la figura di Hisaishi a quella di Williams ma c'è un aspetto ben più importante che a mio parere rende paragonabili le due figure ed è la capacità di saper scrivere da Dio.

SAPER CA**O SCRIVERE


Labyrinth, il nome di questa traccia, è uno dei brani destinato ai dungeon e difatti presenta alcune delle consuetudini più classiche del genere: tonalità minore, mood ansiogeno e periodi musicali più lunghi e meno orecchiabili. C’è però, ovviamente, differenza tra brano e brano e tra compositori, non tanto nella tipologia di brano che si decide di scrivere ma proprio nella capacità di scrittura ed orchestrazione.

Hisaishi è indubbiamente stra bravo nell’orchestrazione, ma per parlarvene mi faccio aiutare da un’altra traccia a mio parere decisamente più bella e interessante: The Horror of Manna.

Questo brano accompagna la cutscene nella quale la Strega Cinerea dimostra il suo potere facendo cadere una pioggia di cenere sul mondo e provocando non pochi danni.

A questo giro non lascerò andare avanti la traccia ma vi farò ascoltare un pezzo per poi stoppare e parlarne. Alzate un attimo il volume perché il primo pezzo è abbastanza basso.


Una domanda: riuscite a ricantare questa sezione? … secondo me no ma tranquilli, non è un deficit, è che il movimento melodico è abbastanza complesso e soprattutto in continua evoluzione. Ciò che contribuisce a questa complessità è innanzitutto il registro del Contrabbasso che è estremamente grave. Tra l’altro, piccola chicca anche il tema principale di The Hatefull Eight di Morricone inizia con un contrabbasso solo. In secondo luogo la melodia è decisamente atonale risultando abbastanza aliena, inquietante e difficile da memorizzare. L’aspetto super affascinante di questo inizio è l’utilizzo incredibilmente delicato del fagotto che sottolinea un paio di movimenti di semitono ma che ad un ascolto superficiale si mischia incredibilmente bene al timbro del contrabbasso.


Il brano prosegue, il contrabbasso continua nel suo tema ripetendosi ma si aggiungono altre due parti: i violini in tremolo in contemporanea con un movimento di semitono dei corni.


Nella terza ripetizione i fiati prendono la scena trasformando l’accento posto sul semitono prima dal fagotto e poi dai corni elemento strutturale della composizione. Difatti non fanno altro che ripetere questo intervallo in modo ascendente e ogni 6 battiti in modo discendente. Dietro, un pelo mascherati, ci sono gli archi in pizzicato ma con una metrica diversa che creano un ritmo apparentemente confuso.

E poi la figata.

Uao… che bella questa parte. Ritorna il tremolio degli archi ma quello che ci sembra un elemento conosciuto si trasforma e si arricchisce andando a… come posso descriverlo… si sbiadisce, si scioglie… insomma iniziano una serie di glissandi che si alternano ai tremoli mentre dietro si sente una marimba procedere una metrica totalmente diversa. Il tremolio passa da archi ad archi fino a trasformarsi in lunghe arcate con armonici. Per spiegarvi cosa sono gli armonici ho bisogno della vostra fantasia: immaginate una corda di una chitarra, se la fate vibrare produce una nota, se la premete a meta produce la stessa nota ma un’ottava più alta, se la premete a 2/3 produce un suono un’ottava + una quinta più in alto ecc ecc. Vi lascio in descrizione il link ad una immagine perché mi rendo conto che è difficile da spiegare a parole. Fatto sta che sugli strumenti ad arco è possibile far suonare l’armonico di una nota che risulterà più acuto, alienante ed indefinito.


Il crescendo. Il brano si presenta alla ri-esposizione del tema e per farlo Hisaishi scrive questo crescendo pazzesco, con il ribattuto dei fiati dissonante in intervallo di seconda (ovvero due note a distanza di semitono), gli archi che si sdoppiano, i violini in ostinato su una stessa nota mente viole e violoncelli si muovono in un continuo sali scendi, con gli ottoni che continuano a sottolineare l’intervallo di semitono e i timpani che scandiscono un tempo tutto loro. Il tutto continuando a muoversi dal piano al forte in un movimento ondulatorio pazzesco.

E poi si ha la ripresa del tema esposto all’inizio dal contrabbasso e la progressiva materializzazione del brano che poco a poco perde elementi fino a chiudersi con solo il flauto ed il pianoforte. Come una tempesta che dopo aver scatenato la sua ira si sposta in altri cieli.


Scrivere brani del genere non è da tutti, proprio per niente. Joe Hisaishi troppo spesso viene associato a semplici melodie e brani dal sapore pop/sentimentale andando a screditare le sue incredibili capacità di scrittura e di orchestrazione.

IN CONCLUSIONE


Abbiamo ascoltato la magica tripletta dei JRPG scoprendo come epicità, nostalgia e dolore siano alla base del gioco. Abbiamo scoperto che i canti popolari, in particolare quelli irlandesi, hanno influito significativamente nel processo di composizione e ho cercato di dimostrarvi quanto ca**o è bravo a scrivere Hisaishi. L’ultimo passaggio, in conclusione a questo episodio, riguarda la tematica del futuro. Se dovessimo descrivere Ni No Kuni in una frase sarebbe: «Non abbandonarti alla tristezza, c’è sempre un buon motivo per continuare a vivere».

Tanto Oliver quanto Shadar il genio nero e la Strega Cinerea sono vittime del corso della vita. Tutti perdono qualcosa di importante e si ritrovano a dover scegliere se continuare e come… semplicemente Oliver è più fortunato degli altri perché incontra Lucciconio, la fata maschio e pupazzo cucitogli dalla madre dotato di una bella lanterna attaccata al naso, metafora chiarissima che c’è sempre una luce pronta ad illuminarci la strada, anche nei momenti più bui.

A livello musicale questa consapevolezza viene espressa da due brani in particolare, il primo l’abbiamo già ascoltato ed è Kokoro no Kakera, il secondo invece lo state ascoltando ora. In living memory of Allie è il titolo del brano ed è il pezzo scritto per la madre di Oliver. Non c’è molto da dire se non che, nonostante stiamo parlando di un lutto dei più gravi in questo brano c’è speranza. È un brano dolce che sposta l’attenzione dal lutto all’amore. Sposta la sua attenzione da Allie a Oliver e diviene non tanto un brano da parte di Oliver per commemorare la madre ma da parte di Allie per Oliver.

Una dolce carezza prima dell’ultimo saluto.

Avete appena ascoltato LATO A: NI NO KUNI, Saper ca**o scrivere. Io sono Jonathan e questo è Mangianastri.

Spero di non avervi annoiato e di avervi fatto venir voglia di provare Ni No Kuni: davvero, ne vale la pena. Vi ricordo che potete trovarmi anche su Instagram alla pagina Mangianstri_podcast


JOE HISAISHI E LA OST DI NI NO KUNI

NI NO KUNI


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